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ARCHITETTURA
METODOLOGICA
1. ANALISI DEI
MEGATRENDS
2. ANALISI DELLA COSTELLAZIONE
GENERAZIONALE
3. ANALISI DELLA COSTELLAZIONE
DEI BISOGNI E DELLE RISPOSTE
4. ANALISI DEGLI INDUSTRY
& CONSUMER TRENDS
5. INSPIRATIONS
1. ANALISI DEI
MEGATRENDS
Gli ambiti monitorati sono i
sei classici della futurologia (il nostro
principale riferimento in tal senso sono le
ricerche della World Future
Society):
Demografia: flussi
demografici, composizione dei gruppi
famigliari, sanità
pubblica…
Società:
lifestyles, valori, religione,
filosofia, leisure, cultura,
educazione…
Economia: finanza,
business, lavoro e carriere,
management…
Tecnologia:
innovazioni tecnologiche, scoperte scientifiche
e il loro impatto sulla vita privata e
pubblica.
Politica: politica
internazionale e nazionale, leggi, questioni di
carattere pubblico…
Ambiente: fonti
energetiche, ecosistema, specie e
habitat…
I megatrends non
vengono tuttavia suddivisi rigidamente negli
ambiti sopraelencati (sarebbe innaturale, visto
che essi si intersecano a vicenda), ma
presentati come azioni dialettiche (tenendo
conto che a un trend si contrappone sempre un
anti-trend).
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2. ANALISI DELLA COSTELLAZIONE
GENERAZIONALE
Fare previsioni è sempre complicato e
senza dubbio rischioso. In effetti non esiste
nessuna regola, nessun metodo che ci consenta
di dire oggi con certezza cosa accadrà
tra cinque, dieci, venti, cinquant'anni in
ambito politico, economico, sociale,
demografico, ambientale e - caso che
maggiormente ci interessa in questa sede -
relativamente al comportamento del consumatore.
Una cosa però
possiamo affermarla con sicurezza e senza tema
di smentite: tutti coloro che sono nati nel
1975 avevano 10 anni nel 1985, 20 anni nel
1995, 30 anni nel 2005 e avranno 40 anni nel
2015, 50 anni nel 2025, 60 anni nel 2035 e 70
anni nel 2045. Tale assunto è
effettivamente di un'evidenza lapalissiana, ma
spesso è proprio nelle banalità
più ovvie che si nascondono le
intuizioni più interessanti. Mettiamola
in questi termini: i nati nel 1975 hanno
vissuto l'impatto con la TV commerciale e i
futuristici (per l'epoca) cartoni animati
giapponesi nella loro infanzia; il nichilismo
grunge, il look anorexic & heroin
chic e il mininimalismo anni '90 durante la
loro adolescenza; l'introduzione dei contratti
flessibili nel momento in cui hanno fatto il
loro ingresso nella vita lavorativa; l'11
settembre e lo scoppio della bolla della new
economy in una fase della vita in cui ci si
comincia a chiedere se non sia arrivata l'ora
di diventare finalmente autonomi e
adulti.
Il fatto che tutti gli
individui facenti parte di questa coorte (ossia
tutti i nati nel '75) condividano - a dispetto
delle differenze di tipo sociale, culturale,
economico e di vicende personali - l'incontro
con gli stessi momenti storici nella stessa
fase della propria vita (infanzia, adolescenza,
maggiore età e così via) è
altamente significativo poiché
contribuisce a determinare in essi una sorta di
mood di fondo comune, meglio noto come
peer personality. Vi sono poi degli
eventi o delle correnti storico/culturali
talmente intensi, significativi e forieri di
conseguenze profonde nella società da
far convogliare diverse coorti contigue attorno
a una sorta di "memoria collettiva": questo
gruppo prende nome di generazione. Un esempio
pratico? In nati fra il 1940 e il 1949
appartengono a dieci coorti differenti, ma un
grande evento li divide facendoli confluire in
due generazioni differenti: la fine della
seconda guerra mondiale. Ecco che in questo
gruppo di coorti si genera una cesura fra chi
ha vissuto in tenera o in tenerissima
età il trauma del conflitto e degli anni
immediatamente seguenti la sua risoluzione (che
condivide la peer personality della
generazione dei Silent) e chi invece era
già proiettato nell'ottimismo del boom
economico degli anni Cinquanta (e che condivide
dunque la peer personality della
generazione dei Baby Boomers).
L'approccio generazionale
all'analisi del consumatore è stato
introdotto negli Stati Uniti da Daniel
Yankelovich negli anni Sessanta ed è
stato approfondito da William Strauss e Neil
Howe, autori di Generations, The History of
America's Future, 1584 to 2069 e fondatori
della Life Course Associates.
La generazione come metro di valutazione non si
propone certo di esaurire tutto ciò che
del consumatore può essere detto e
scritto e men che meno si arroga il diritto di
negare le differenze che intercorrono fra
individuo e individuo in termini storia
personale. Tuttavia nel momento in cui si
rendono utili per finalità pratiche
delle segmentazioni e delle inevitabili
generalizzazioni, la generazione - nella sua
apparente banalità - può assumere
un valore descrittivo e predittivo pari o
superiore ad altre categorizzazioni (fra cui
l'oggi sempre più criticata
clusterizzazione in stili di vita).
L'appartenenza a una generazione è
involontaria, permanente (e questo la distingue
nettamente dalla classe d'età con cui
spesso viene a torto confusa) e, a differenza
di sesso o razza, si applica a un numero finito
di individui che con il tempo si restringe fino
a scomparire. Ciò che rende unica una
generazione rispetto alle altre è, come
si è visto, il fatto che i suoi
componenti incontrano gli stessi eventi
nazionali e internazionali, gli stessi mood e
gli stessi trend ad età simili. Un
cataclisma, lo stesso, può terrorizzare
un bambino di dieci anni, avere un effetto
potenziante in un trentenne, far sprofondare
nel pessimismo un cinquantenne e ispirare un
settantenne. Una volta acquisite, tali
impressioni continuano a modellare la
personalità di ogni gruppo di coorti e
dunque le sue risposte ad eventi futuri, senza
che questo neghi l'unicità del percorso
individuale.
In sostanza potremmo
considerare la peer personality
generazionale come uno di quei giochi
antistress in materiale espanso che - sebbene
maltrattati, deformati, strizzati - tendono a
ritornare alla loro forma primigenia:
così, sebbene ognuno di noi viva la
propria esistenza in un modo unico e
irripetibile, pur condividiamo una ben precisa
nota di fondo con tutti coloro che appartengono
alla nostra stessa generazione che ci spinge -
nonostante le deformazioni più varie e
diverse a cui veniamo singolarmente sottoposti
- verso un sentire e un agire condiviso,
benché anch'esso in mutazione.
Nonostante la peer
personality stessa sia in continuo divenire
- essa agisce attivamente influenzando le
nostre reazioni agli eventi ma nello stesso
tempo è da queste reazioni passivamente
modificata - c'è una fase in cui essa
riceve un imprinting così
significativo da conferirle quella forte
componente inerziale che si concretizza in
memoria collettiva.
È ovvio che, in ogni momento, una
generazione di media lunghezza (vent'anni)
può comprendere bambini appena nati e
studenti diplomati, oppure ventenni e
quarantenni e che un grande evento finisce per
influenzare i membri più giovani e
quelli più vecchi in modo dissimile,
anche se essi appartengono in teoria alla
stessa fase di vita. Ma le esperienze di poche
carismatiche coorti possono influenzare
fortemente tutte le altre; lo storico austriaco
Wilhelm Pinder parla di "cluster di nascita
decisivi" per indicare quelle coorti che
sviluppano una entelechia generazionale, una
sorta di centro di gravità sociale ed
emozionale che attira i colleghi più
giovani o più vecchi. Un esempio
americano è il gruppo di coorti
1943-1949 (generazione dei Boomers) che ha
spinto le coorti più giovani (ma non le
più vecchie) ad identificarsi
nell'esperienza della guerra in Vietnam. Cheryl
Merser afferma, a proposito dei Boomers nati
negli anni Cinquanta, che i loro anni Sessanta
sono accaduti negli anni Settanta, dove per
"anni Sessanta" si intende non un periodo di
tempo reale e determinato ma un senso di
collocazione generazionale.
Abbiamo iniziato a
interessarci del Life Course Method e
dello studio generazionale del consumatore nel
2005. Oltre ad approfondirne la metodologia -
incuriositi e attratti dalla sua
possibilità di offrire chiavi di lettura
del dato quantitativo e qualitativo all'interno
di un contesto che fonde insieme conoscenze
sociologiche, antropologiche e storiografiche -
abbiamo stabilito una partnership con Sita
Ricerca al fine di testarla sul nostro Paese.
Abbiamo potuto dunque monitorare la peer
personality e i valori/bisogni delle tre
generazioni significative (Boomers, GenXers e
Millennials) non solo quali-quantitativamente
tramite desk analysis, ma anche
quali-quantitativamente grazie alla ricerca
"Il consumo generazionale in
Italia".
Nell'architettura
metodologica del District Vision Lab lo studio
delle generazioni è funzionale alla
definizione della costellazione dei bisogni e
delle risposte. In ogni momento storico sono
infatti simultaneamente presenti quattro tipi
di archetipi generazionali. Le generazioni
(che, si ricorda, vanno intese come gruppi di
coorti condividenti una peer
personality, non come mere classi di
età) si presentano alternativamente come
dominanti (i loro valori vengono
più difficilmente abbandonati) e
recessive (i loro valori vengono
più facilmente abbandonati). Ad esempio
nel momento attuale la costellazione
generazionale si presenta come segue:
-
i Silent si
trovano tra la vecchiaia e l'estrema
vecchiaia; i loro valori, tenuto anche
conto che si tratta di una generazione
recessiva, sono in declino.
-
i Boomers si
trovano tra la maturità e la
vecchiaia. I loro valori dovrebbero passare
da forti a declinanti, ma essendo una
generazione dominante questo processo
è rallentato.
-
i GenXers si
trovano tra l'età adulta e la
maturità. I loro valori dovrebbero
passare da emergenti a forti, ma essendo
una generazione recessiva il processo
è ostacolato.
-
i Millennials si
trovano tra la giovinezza e l'età
adulta. I loro valori sono emergenti e con
facilità, visto che si tratta di una
generazione dominante.
Un altro elemento va preso
in considerazione parlando di generazioni.
Ognuna di esse si esprime in
leader (coloro che stabiliscono
il tono della peer personality),
follower (coloro che condividono
il tono della peer personality stabilita
dai leader e, così facendo, lo
legittimizzano) e outsider
(coloro che ignorano o combattono il tono della
peer personality stabilita dai
leader). Benché l'azione di
leader e follower sia più
plateale e significativa perché
definisce ciò che è
mainstream, l'analisi degli
outsider è oltremodo importante e
utile perché consente di individuare
anti-trend e segnali deboli che possono essere
anticipazioni di futuri trend (basti solo
pensare al ruolo delle sottoculture
urbane).
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3. ANALISI DELLA COSTELLAZIONE
DEI BISOGNI E DELLE RISPOSTE
Se i megatrends sono
tendenze di fondo di un fenomeno a modificarsi
(crescendo o decrescendo) o a mantenersi
costante nel tempo, per quanto concerne gli
industry e i consumer trends
siamo partiti dalla definizione che ne
dà Trendwatching, thinkthank
olandese che si occupa di monitoraggio dei
consumer trends, in particolar modo quelli
legati al mondo di Internet. "Un trend
è l'espressione di un bisogno dell'uomo
che viene interpretato e a cui viene data
risposta in modo nuovo e diverso". Qualora
questa risposta venga "spinta" prioritariamente
dal mondo produttivo siamo in presenza di un
industry trend; nel caso invece
in cui la risposta venga "tirata" dal
consumatore ci troviamo di fronte a un
consumer trend, oggetto di
analisi di quel famoso cool hunting di
cui oggi tanto si parla considerandolo, a
nostro avviso impropriamente, sinonimo di
"ricerca tendenze".
Un punto fondamentale da
considerare nel modello da noi proposto
è dunque una efficace e completa
analisi dei bisogni e delle risposte. In
qualsiasi periodo ci si trovi, si assiste alla
presenza simultanea di bisogni emergenti, forti
(o in atto), in declino e latenti (o in
potenza). A loro volta le risposte che vengono
date, perché spinte dai produttori o
tirate dai consumatori, a questi bisogni
possono essere adeguate (il bisogno viene
soddisfatto in misura proporzionale alla sua
intensità), insufficienti (il bisogno
viene soddisfatto in misura inadeguata alla sua
intensità), inesistenti (il bisogno non
è soddisfatto da alcuna risposta) o
ridondanti (il bisogno viene soddisfatto in
misura eccedente la sua intensità).
Ciò che accade incrociando la
costellazione ciclica dei bisogni e quella
delle risposte è particolarmente
interessante.
Consideriamo anzitutto il
caso dei bisogni emergenti. Secondo il
nostro modello per ognuno di essi esistono
quattro livelli di risposte:
-
adeguate: il
bisogno emerge in maniera graduale e a una
velocità proporzionale a quella dei
periodi storici e delle generazioni. Esso
si traduce in un trend emergente
producer driven, uno di quei trend
che, se annusato (sniffed) in tempo,
un'azienda farebbe bene a lanciare.
-
insufficienti: la
necessità di risposte adeguate si
rafforza man mano che il bisogno cresce di
importanza e intensità. Siamo in
presenza di un trend emergente
consumer driven da assecondare con
rapidità prima che lo scoprano anche
i competitors.
-
inesistenti: la
mancata risposta può tradursi in una
sensazione di scoramento e disadattamento
con conseguente tendenza alla repressione
del bisogno. Il risultato è un
trend emergente consumer
driven che va identificato e
assecondato con estrema rapidità
poiché il mercato riserva spazi e
opportunità notevoli.
-
ridondanti:
benché ancora nella sua fase
nascente, il bisogno viene incentivato a
dispiegarsi in tutta la sua
complessità e interezza. Il
risultato è un trend
emergente producer driven su cui
non è il caso di riporre molta
fiducia poiché il mercato è
già saturo in partenza.
Analizziamo ora il caso dei
bisogni forti (o in atto). Anche qui le
risposte possono essere:
-
adeguate: il
bisogno viene adeguatamente soddisfatto e
la sua presenza è sentita come
centrale. È un trend in atto
producer&consumer driven da
mantenere.
-
insufficienti: si
sviluppa un senso di disagio legato alla
carenza di risposte adeguate e un
conseguente tentativo di trovare risposte
alternative (surrogati). È un
trend in atto consumer driven che
è opportuno assecondare
poiché vi sono ancora interessanti
margini di crescita.
-
inesistenti: il
bisogno, in quanto forte, non può
essere represso e la ricerca di risposte o
di soluzioni alternative si fa pressante e
angosciosa. È un trend in atto
consumer driven da assecondare con
estrema rapidità.
-
ridondanti: il
bisogno e le sue risposte assumono una
centralità culturale a tratti
totalizzante. È un trend in atto
producer&consumer driven, che
è meglio abbandonare se non si
è leader di mercato visto il forte
rischio saturazione.
Il terzo caso è
quello dei bisogni in declino. Le
risposte possono essere:
-
adeguate: il
bisogno si ridimensiona in maniera graduale
e a una velocità proporzionale a
quella dei periodi storici e delle
generazioni. È un trend in
declino da abbandonare prima che sia
troppo tardi.
-
insufficienti: lo
spegnersi del bisogno viene accelerato.
È un trend in declino da
mantenere con cautela solo se ci si sta
già lavorando, vista la poca
concorrenza, in caso contrario è
meglio evitare.
-
inesistenti:
l'accelerazione del declino è ancora
più accentuata. Valgono le
indicazioni al punto 2).
-
ridondanti:
l'inizio della fase di declino viene
trattenuta e posticipata dalla forte
presenza di risposte. Carenza di domanda e
eccesso di offerta: il trend va abbandonato
subito.
Infine abbiamo i bisogni
latenti con risposte:
-
adeguate: il
bisogno viene lasciato nel suo stato
silente. È un trend in
potenza da monitorare con attenzione ma
non ancora da lanciare poiché i
tempi non sono maturi.
-
insufficienti: il
bisogno viene frustrato in ogni suo
tentativo di uscire dallo stato silente.
È un trend in potenza da
monitorare con attenzione preparandosi ad
anticipare i competitors.
-
inesistenti: il
tentativo di uscire dallo stato silente
viene abortito. Anche qui ci sono
possibilità di azione finalizzate
all'anticipazione dei concorrenti.
-
ridondanti: il
bisogno viene pungolato a manifestarsi, a
prescindere dal fatto che il suo stadio di
completezza non sia ancora stato raggiunto.
È un trend in potenza assai
rischioso: meglio mantenersi alla larga se
non si è sicuri di arrivare primi o
se non si possiede un prodotto davvero
vincente o un marchio davvero forte
poiché il trend verrà
probabilmente bruciato in fretta.
Benché la matrice sembri ad un primo
acchito complessa, in realtà emergono
chiare, poche e semplici indicazioni:
-
i trend che vanno assecondati con
rapidità sono quelli generati
dall'incrocio fra bisogni emergenti e/o
forti e risposte insufficienti e/o
inesistenti.
-
i trend da cui stare alla larga o da
maneggiare con cautela sono tutti quelli
generati da bisogni in declino (carenza di
domanda) e/o da risposte ridondanti
(eccesso di offerta).
-
i trend in potenza, noti
anche come "segnali deboli", vanno seguiti
con attenzione preparandosi ad intervenire
al momento giusto, non troppo presto per
non bruciare l'idea, non troppo tardi per
non essere bruciati dai
competitors.
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4. ANALISI DEGLI INDUSTRY
& CONSUMER TRENDS
Generazioni e
megatrends si influenzano reciprocamente
dando origine ai bisogni. Le risposte a questi
si articolano in industry e consumer
trends. I consumer trends sono gli
atteggiamenti del consumatore in relazione ai
bisogni: ad esempio il trend domesticity
va letto come risposta a un desiderio di
protezione e sicurezza. Gli industry
trends sono le specifiche e personali
interpretazioni che l'industria offre dei
consumer trends: sempre per continuare
con il trend domesticity, una delle
risposte generate dal fashion è stato il
recupero dello stile da happy family
americana anni '50. Gli industry trends
non vanno visti come una realtà
monolitica; a loro volta essi si suddividono
in:
-
macro-trends:
durano svariati anni, addirittura un intero
decennio. Spesso vengono utilizzati come
riferimento storico e culturale: lo stile
hippy e contestatore degli anni '60, il
dress for success degli anni '80 e
così via.
-
micro-trends:
durano alcune stagioni (attenzione
perché il concetto di stagione
cambia a seconda del settore).
-
fuochi di paglia:
durano da qualche settimana a qualche mese.
Sono i fads che nascono in relazione
a qualche evento mediatico, culturale e di
costume.
Gli ambiti da noi monitorati
per l'individuazione di consumer trends
e industry trends macro
sono: moda e beauty; arte, grafica e fumetto;
letteratura, cinema, musica, TV, teatro e
danza; retail, marketing e
advertising; design e architettura;
automotive; viaggi, sport e
leisure; food; Internet, videogame e
hi-tech. Per gli industry trends micro
ci limitiamo (per il momento) al fashion e al
design. I fuochi di paglia, vista la loro
brevità, non vengono presentati
all'interno del Trends Toolkit, ma solo
contestualmente ai Pre-Vision, gli incontri
semestrali sulle tendenze.
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5. INSPIRATIONS
Alla luce dell'analisi descritta ai punti 1-4,
vengono proposti alcuni scenari di ispirazione
stagionali (suggestioni, ambientazioni, linee,
forme, grafiche, colori) da cui è poi
possibile partire per elaborare concept di
prodotto specifici per ogni settore.
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